emozioniEsistono, nella nostra società, delle difficoltà nello stare in contatto con i propri stati emotivi. Molte volte, infatti, le persone faticano a definire come si sentono. Si limitano a riferire una sensazione diffusa e nebulosa di malessere e, di fronte a domande più specifiche riguardo al loro stato d’animo, dichiarano di non essere in grado di rispondere.

Questo può dipendere da differenti fattori:

  • la società in cui viviamo e la cultura nella quale siamo immersi ci spingono a concentrarci su obiettivi esterni e danno poca importanza alla costruzione e alla cura di un equilibrio interiore (che dev’essere, in primo luogo, un equilibrio emotivo);
  • abbiamo poco tempo, sempre presi da mille impegni, scadenze, responsabilità, per fermarci a riflettere su come ci sentiamo e non ci accorgiamo che, in questo modo, creiamo un ottimo terreno sul quale le difficoltà psicologiche e relazionali possono attecchire e crescere;
  • spesso, non riceviamo nell’infanzia un’adeguata educazione alle emozioni e, di conseguenza, non ne sappiamo riconoscere e definire le diverse sfumature.

Solitamente, le emozioni vengono suddivise in emozioni primarie e emozioni secondarie. Le emozioni primarie hanno una corrispondente espressione facciale universale, spontanea ed innata e sono presenti anche nei primati non umani e nei bambini di età inferiore a un anno. Le emozioni primarie sono sei: felicità, tristezza, sorpresa, paura, rabbia e disgusto. Le emozioni secondarie sono invece il risultato della valutazione che l’individuo fa su di sé o sul proprio comportamento in rapporto a norme interiorizzate. Sono tipicamente umane e non innate e si sviluppano a partire dai 18 mesi d’età del bambino. Ecco alcuni esempi di emozioni secondarie: empatia, orgoglio, senso di colpa, vergogna, invidia. L’elenco è potenzialmente infinito.

La difficoltà nell’entrare in contatto con i nostri stati d’animo ci rende meno efficaci nel gestire le situazioni che incontriamo e rende meno stabili e positive le nostre relazioni. Tutto quello che sfugge alla consapevolezza lavora nella mente e nella vita al di fuori del nostro controllo. E’ solo quando riconosciamo le condizioni che stiamo attraversando che possiamo scegliere quali soluzioni e strategie adottare per gestirle.

Regolare le nostre emozioni non significa reprimerle! Vuol dire invece far fronte ai nostri stati interni in modo efficace e appropriato, per riuscire a soddisfare i nostri bisogni e per mantenere le nostre relazioni. E’ importante che questo lavoro di consapevolezza venga avviato già nell’infanzia, in modo che il bambino sviluppi delle buone competenze nella regolazione emotiva e possa diventare un adulto capace di gestire i propri stati d’animo.

Ecco alcuni consigli che puoi mettere in atto per favorire un buon sviluppo della regolazione emotiva nel bambino:

  • accogli ogni sue emozione, permettigli di parlare di tutti i suoi stati emotivi, in modo da trasmettere l’idea che ciascuno di essi può essere gestito e che non esistono emozioni “tabù”;
  • non minimizzare né ingigantire le sue emozioni;
  • stai attento a non confondere il tuo stato emotivo con quello del bambino;
  • quando manifesta uno stato d’animo disagevole, sforzati di fargli percepire che capisci quello che sta provando o che stai facendo tutto il possibile per cercare di capirlo;
  • aiutalo a trovare le parole per descrivere quello che prova;
  • contieni le sue emozioni, aiutandolo a individuare le strategie per gestirle;
  • stai attento a non sostituirti al bambino, ma limitati ad affiancatelo e sostenerlo nella gestione delle sue emozioni.
Come gestire le emozioni dei bambini